L'intelligenza artificiale non è una novità fresca di fabbrica.
Da qualche anno abbiamo l'AI generativa che ci affianca nella redazione di contenuti, ci dà consigli, trova gli errori, ci aiuta nel brainstorming (per me che lavoro da solo è una manna dal cielo).
Ci insegna a educarci ogni giorno a sapere cosa e come domandare.
Ma se ci pensate bene, già da un decennio buono a questa parte, quando provate a digitare qualcosa sulla tastiera del vostro smartphone o nella barra di ricerca di Google, o quando vedete lo stream dei post sui social o l'elenco di notizie du Google, sembra che il vostro dispositivo vi stia leggendo nel pensiero. L'autocompletamento è intelligenza artificiale.
Ormai sono un ometto di mezza età, negli anni 90 andavo a scuola e l'informatica era un diagramma di flusso, con i suoi IF, Then, Else. Una visione che ci ha accompagnati fino a ora, ma che è stata - se non superata - affiancata dall'elaborazione della gran quantità di dati che sono a disposizione di tutti sul web.
È qualcosa che ha più a che dfare con la statistica che con la logica.
Ma in un mondo paradossale in cui tutti si affidassero all'AI generativa, il genio umano si esaurirebbe, e non perché si abdica alla tecnologia. Ma perché questa andrebbe ad attingere sempre dallo stesso pozzo, senza che nessuno portasse delle novità. Del resto non dobbiamo diemnticare che l'AI generativa non fa altro che rielaborare le informazioni che trova nella rete.
L’AI che aiuta (davvero)
Questo cambiamento ha travolto il mondo del marketing digitale, e non si tratta solo di imparare a usare nuovi strumenti, ma di ripensare il modo in cui ci approcciamo al lavoro e ai processi creativi.
Chi lavora tra SEO, social e contenuti sa quanto tempo si perda in attività ripetitive: analisi preliminari, spunti di copy, bozze di articoli, formattazioni, report. Per non parlare di codici HTML da ripulire, snippet di php da scrivere... operazioni che a volte si trasformano in una noiosissima ruotine.
Insomma, l'anno prossimo festeggerò i miei 25 anni sulla barca del web... e dato che non sopporto la ripetitività e gli attori consumati, non so come abbia fatto a resistere a questo mal di mare.
Per me, l’AI è una vera alleata.
In un mondo così complesso, e carico di informazioni, è un'alleata. Leggevo qualche tempo fa una ricerca che diceva che in 20 giorni, un uomo del 2025 accede alla stessa quantità di informazioni a cui un uomo del 1700 accedeva in tutta la sua esistenza.
Peccato che solo che il nostro cervello sia rimasto lo stesso.
L'AI mi permette di accelerare processi, testare idee, ottenere panoramiche e dati con una rapidità impensabile fino a poco tempo fa.
Non sostituisce il pensiero strategico, ma libera tempo per ciò che lo richiede: la visione, e la creatività.
Ho da poco ripreso a suonare, per di più in una band inedita: mai e poi mai mi sognerei di chiedere a un'intelligenza artificiale di scrivermi un testo o di trovare un arrangiamento. Magari gli chiederei di aiutarmi a finire di ottimizzare un codice per avere un po' più di tempo per andare a suonare!
L’AI che confonde (e banalizza)
A mio avviso il rischio arriva quando si abdica a quel processo creativo.
Ci si accontenta del fatto che ci dice sempre di sì, non si rilegge ciò che ci dà.
Il risultato è un linguaggio piatto, prevedibile, perfettino, pieno di parole che suonano bene ma di una ovvietà imbarazzante, priva di qualsiasi valore aggiunto.
È un mondo in cui tutti possono scrivere tutto? Forse.
Ma non è un caso se sto continuando a lavorare... e tanto. Prova ne è che sto ripubblicando qualcosa nel mio speaker's corner dopo mesi di silenzio.
Nel lavoro, nelle relazioni, nella mia vita, non mi importa di essere perfetto.
Mi importa di essere vero.
Mi importa di essere.
Di esserci.
Di trasmettere emozioni.
E quelle, sono le stesse che provava l'omino del 1700 di cui prima... l'apprendimento di un algoritmo non può farci niente.
Restiamo umani
L’AI ci spinge a recuperare l’unica competenza che non potrà mai imitare del tutto: la capacità di ascoltare, nel senso più profondo del termine.
Cogliere le sfumature, le paure, riconoscere l’ironia, notare i silenzi, saper rispondere con fermezza quando ce n'è bisogno.
Chi sa chiedere, chi non smette di informarsi, chi sa ascoltare... è già lui il futuro.
