Digital marketing per il settore medico: 10 cose che ho imparato in questi anni

Un po' di cosette che avrei voluto sapere qualche anno fa, prima di approcciarmi a questo settore.

Caro blog, ormai è da un bel po' che non vengo a trovarti.

C'è stato tanto da fare in questi mesi, credo che tu lo sappia, però oggi avrei voglia di raccontarti un po' di cose che sono successe in questo tempo.

Personalmente mi ostino a non volerti raccontare dei contenuti-robottino scritti dall'AI, perché vedi, l'AI che vediamo nel web interpreta e reinterpreta in mille modi informazioni che nel mondo ci sono già, senza dare granché di nuovo. Se ci affidassimo solo a lei, con tutta probabilità il mondo a un certo punto si fermerebbe.
È per questa ostinazione che ci ho messo un po' a tornare.

Di solito, ogni buon digital marketer si sceglie una nicchia da approfondire, per studiare come poter lavorare al meglio.
E-commerce, settore manifatturiero, musei, turismo e automobilismo… in questi ormai 25 anni di lavoro, ho avuto modo di accompagnare tantissime realtà. Col settore medico è stato diverso.

Non sono stato io ad averlo scelto. È stato lui ad avermi cercato.
Prima uno studio di psicologi, poi un altro, e uno studio dentistico, un poliambulatorio, un neurochirurgo. Diciamo che la voce si è sparsa e che il lavoro, lo studio, la voglia di imparare e gli esperimenti hanno dato i loro frutti.

E probabilmente il bello deve ancora venire.

In questi giorni però sto tirando le somme per un cliente che seguo da un po', e mi è venuto in mente di tornare qui e di raccontarti
un po' di pensieri che ho in testa. Sei pronto?

webmarketing settore medicoCredits: GreenApple78 da Getty Images - Canva

1. La SEO non è morta per questo settore.
La concorrenza con l'AI qui si sente di meno. E sai perché? Perché ci rivolgiamo a persone (ecco, non mi piace chiamarli utenti o navigatori… ma persone) che - ahimè - hanno un problema, o sono in relazione con qualcuno che ha un problema.
A queste persone interessa informarsi approfonditamente su delle patologie, su delle cure, e stabilire un rapporto di fiducia (della fiducia ti parlerò nei prossimi punti). Onestamente, di fronte a questo, un chatbot o le AI overview di Google cosa ci possono fare?

2. Il rapporto di fiducia col medico.
Sono passati 40 anni ormai. Ero un bambino, e uno dei ricordi più belli della mia infanzia è legato al fratello di mio nonno. Era architetto. In quegli anni, nella nostra provincia si può dire che c'era solo lui, era un grandissimo professionista. I miei nonni, mia madre e le mie zie lo ricordano con parecchia soggezione, ma per parlare di lui è il ricordo tenerissimo di un omone che mi teneva sulle sue gambe a suonare il pianoforte, che mi disegnava le macchine (avevamo questa passione in comune) e che si divertiva a portarmi a spasso con l'auto di cui andava super orgoglioso, una Renault 25 con tanto di strumentazione parlante!
Per il me bambino si era stabilito un gran clima di fiducia, ma magari per i miei parenti, più grandi, quella connessione non c'era. Era il professionista tutto di un pezzo.
Quando parliamo di lui questo contrasto viene sempre fuori, eppure è la stessa persona.
Ecco, vorrei che tra i miei clienti e i loro pazienti si respirasse quell'atmosfera di fiducia.

Insomma: cercano e trovano un medico sul web. La sua preparazione non deve trasmettere soggezione.
Pochi spiegoni, mi piacerebbe aiutarli a presentarsi come una sorta di "medico della porta accanto" che dispensa buoni consigli. Credo che chi ha a che fare con un problema di salute cerchi proprio questo.

3. La geolocalizzazione.
Qui… poche storie. È importante come l'aria. Empiricamente, dopo aver compilato la scheda Google My Business i contatti schizzano in alto.
"Dentista Civita Castellana", "fisioterapista Cesena", "Ozonoterapia Orbetello" valgono dieci volte più di "come curare la cervicalgia". Magari diventerai pure primo… ma quanti di quelli che ti troveranno poi diventeranno tuoi clienti?
(qui entra in ballo il concetto di long tail keyword ma te lo evito... se c'è bisogno però te ne parlo volentieri!)

4. Le recensioni.
Vanno a braccetto con la scheda Google My Business di cui sopra.
C'è bisogno di trovare strategie per la raccolta di recensioni (beh, una mezza idea su questo ce l'ho): credo proprio che in questo settore facciano la differenza.
 bada, belle o brutte che siano! Se sono tutte belle sembra tutto finto; se invece nel mezzo c'è qualcuno che si lamenta di qualcosa, è bene rispondergli.
Si lamenta per l'attesa in ambulatorio? Ok, ci dispiace, ma magari prima c'era qualcuno che ha richiesto un accertamento in più, e avremmo dimostrato superficialità se lo avessimo mandato a casa.

5. Il sito di un poliambulatorio non è un sito, è un centralino travestito.
Strutturarlo bene significa smistare le richieste. E i frutti arrivano.
Numero di telefono visibile ovunque, form prenotazione che funziona (a proposito, ricorda di mettere il numero di telefono obbligatorio), pagine "prestazione + città" completate come si deve. A volte il risultato finale può sembrare un po' lungo, ma funziona grazie alla sua completezza.
(A proposito, ti svelo un segreto: lo sai che le grafiche super ricercate convertono molto meno rispetto a contenuti completi, anche se esteticamente meno belli?)

6. Precisione prima di tutto.
Ogni virgola deve essere approvata prima di mettere online un post o una pagina.
Basta un termine che a un comune mortale può sembrare un sinonimo per andare incontro a segnalazioni e sanzioni. Su questo non si scherza.
Idem su tutto ciò che riguarda la privacy del paziente e sui sensazionalismi comunicativi. Ci sono linee guida molto precise da rispettare (Legge Boldi, FNOMCeO, D.L. 69/2023).

7. La continuità batte la genialità.
Nel settore medico, il cliente che ti tiene per 3 anni vale 10 volte quello che ti chiama per il "sito nuovo bellissimo".
Il valore vero sta nel diventare l'infrastruttura digitale stabile dello studio - anche se è meno glamour da raccontare.

8. Il passaparola conta.
Essere disponibili (che, come dice uno dei miei maestri, è diverso dall'essere a disposizione) significa essere sempre pronti a trovare soluzioni diverse, mettersi in gioco per migliorare.
Trovo che sia una delle chiavi d'accesso migliori per lavorare nel settore medico, dove il passaparola tra colleghi è il canale di acquisizione numero uno.

9. Mettere a punto un flusso di lavoro.
A costo di passare per rompiscatole, mai affidarsi ai tempi del cliente.
Messaggi non risposti, pagine lasciate per mesi in bozza, post non pubblicati. Una buona idea è quella di fissare degli incontri settimanali in cui metere a punto il tutto, e di vedersi mensilmente.
Avere alle spalle un buon piano editoriale è un prerequisito fondamentale di ogni progetto degno di questo nome, strutturato in contenuti TOFU/MOFU/BOFU sapientemente bilanciati, o un bacinod i possibili post da sviluppare nei momenti in cui c'è poco da dire.

10. I rischi professionali più grossi?
Sono i soliti: primo su tutti, quello di non diversificare e di restare dipendenti da un solo cliente. Ahimè, è un errore che ho visto fare varie volte nella mia vita da dipendente.
In seconda posizione collocherei gli indecisi. Cambiare spesso idea, dover reinventare la ruota a ogni post, comporta un dispendio energetico non da poco. Meglio muoversi seppur malamente che rimanere fermi a cercare la perfezione.

 

Ma questo vale dappertutto, non solo nel lavoro… che te lo dico a fare, tu sei un blog navigato e certe cose le sai bene.
Spero di ritrovarti presto.

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